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Nuovo volto nella famiglia gialloblu. Il Resp. Scuola Calcio Paolo Valente si presenta

La società ha scelto Paolo nel ruolo di responsabile della scuola calcio per la stagione 2020/2021

Paolo Valente, classe ’87, è entrato nella famiglia Petriana in questo mese circa di ripartenza dopo lo stop obbligato dall’emergenza sanitaria per il Covid-19. L’abbiamo intervistato per farlo conoscere al meglio ai nostri ragazzi, ai nostri genitori e a tutto il nostro ambiente. Sarà lui ad occuparsi del settore Scuola calcio Petriana sviluppato sui poli sportivi di Gelsomino e Torrevecchia. Di seguito le sue parole.

Cos’è che ti ha spinto ad accettare la sfida in Petriana?
“Innanzitutto, ci tengo a specificare che, più che una sfida sicuramente è una responsabilità. Raccolgo un’eredità importante e soprattutto il nome della scuola calcio è un nome altrettanto importante. La Petriana è da tanti anni nel panorama calcistico romano e del Lazio, per cui si tratta di mantenere e di sviluppare ancora di più un nome che ha già una sua storia. Sicuramente questo per me rappresenta motivo di orgoglio, con la voglia di fare bene e di continuare quanto ho raccolto”.

Parliamo di te. Di cosa ti sei occupato fino ad ora?
“Nasco come osservatore. Ho iniziato nel 2013, cercando un po’ di capire il mondo del calcio, cercando di capire in cosa potessi essere appassionato di più e in cosa avrei potuto fare la differenza. Alla fine, mi sono reso conto che la figura del talent scout è la declinazione più indicata per me, per il mio carattere, per come sono fatto. È ovvio che poi l’evoluzione naturale è quella del direttore sportivo. Negli ultimi anni però, proprio per aumentare e acquisire nuove skills, diciamo abilità gestionali, mi sono anche occupato di scuola calcio. Direi con buoni risultati e con idee abbastanza semplici ma che poi rendono questo mondo un po’ come lo è sempre stato, ovvero con una base di divertimento, per far crescere i ragazzi e creare un bell’ambiente, che è quello che cerco”.

Qual è il tuo sogno nel cassetto in ambito calcistico?
“Un po’ l’ho detto prima, fermo restando che lo tengo segreto perché così si avvera (ndr ride). Scherzi a parte, ovviamente lavorare nel mondo professionistico è quello che accomuna tutti gli appassioni di calcio, far diventare un lavoro quella che è una passione.
È quello che sto provando a fare da quando ho iniziato questo percorso e sicuramente tutte le esperienze fatte, continuando a crescere dal punto di vista personale, umano e tecnico, mi permetteranno di raggiungerlo”.

Passiamo invece alla situazione attuale. Qual è l’aspetto più complicato di questa situazione, legata al Covid-19, soprattutto per quanto riguarda la ripartenza del calcio dilettantistico?
“Sicuramente il Covid ha posto tutta una serie di problematiche. Ha fermato totalmente l’intera popolazione, non solo il calcio. La prima cosa è sicuramente riprendere, da un punto di vista sia societario.
Facciamo parte di un calcio che è dilettantistico e lo è anche nella gestione di tutti i giorni, per cui parliamo di rimborsi spese e di quote che vanno semplicemente alla sostenibilità della struttura stessa. Pertanto, non essendo primo reddito per gli addetti ai lavori, è ovvio che anche la scuola calcio nella ripartenza ha delle ripercussioni.
Per quanto riguarda i ragazzi lo stare fermi ovviamente non è stata una cosa positiva. Abbiamo provato a tenerli in movimento. Ma la dinamica che si è creata non può essere paragonata la lavoro sul campo. Dico questo perché, anche dal punto di vista psicologico, per molti ragazzi c’è stato un risvolto non positivissimo. Ragazzi più chiusi che hanno comunque avuto tutti i giorni a che fare con il computer, con i videogiochi, ecc., devono un po’ ri-uscire, devono un po’ riappropriarsi degli spazi e devono un riscoprire quello che è il divertimento sul campo”.

Qual è l’aspetto, secondo te, che deve essere più curato nella crescita calcistica di un bambino?
“Su questo do una doppia risposta. La prima diciamo diplomatica. Oggi ci siamo accorti, da un certo punto di vista, che la tecnica è fondamentale. Invece dovrebbe esserlo, in qualsiasi sport, non solo nel calcio. Tutti questo fermo restando che secondo me, da osservatore, penso che ogni scuola di pensiero o di gioco abbia le proprie peculiarità, e quella italiana eccelle nella tattica e nella difesa, due cose su cui possiamo ripartire dal punto di vista dei professionisti e dei grandi.
Per quanto riguarda il dove ripartire, il cosa fare, dirò forse una cosa scontata ma abbastanza semplice: dobbiamo ritornare a quello che era un tempo, quando magari io avevo l’età dei ragazzi che si affacciano adesso alla scuola calcio.
So che non è facile per la famiglia che vede tutti e due i genitori lavorare, però rimandarli a giocare nei parchi, e lo dico anche contro quella che è la tematica della scuola calcio, farli giocare tante ore, l’essere spensierati, piuttosto che lasciarli davanti al computer o ai tablet, sarebbe bene. Secondo me questa è la ripartenza, fargli riscoprire il vero valore del divertimento della scuola calcio, lontano dalle pressioni”.

Parliamo invece del tuo ruolo di quest’anno. Se hai già degli obiettivi personali per questa stagione, se li devi individuare e se te ne ha dati la società…
“No, la società mi ha dato abbastanza carta bianca. Vengo a raccogliere le redini di una responsabilità, un lavoro che è già stato portato avanti da chi mi ha preceduto in maniera egregia. Ho trovato un ambiente molto tranquillo, dove si può fare calcio in maniera serena, che è quello che io cerco. Quindi il mio obiettivo personale è semplicemente continuare a crescere. Sto un po’ scalando a livello societario, diciamo passando da società più piccole a quelle più grandi. La Petriana sicuramente rappresenta un punto d’arrivo in questo. Potrebbe rappresentare anche un punto di partenza, ma da qui a dirlo comunque ci saranno diverse stagioni di lavoro su cui puntiamo a far crescere i ragazzi
Come ho detto prima, il lavoro servirà a creare l’ambiente giusto, un ambiente tranquillo, sereno, dove si rispettano le regole, dove noi dello staff facciamo gruppo, veniamo all’allenamento con il sorriso, ci divertiamo insieme ai ragazzi. I momenti di difficoltà ci saranno, è normale, le incomprensioni ci saranno altrettanto, però è da quelle che poi si cresce veramente.
Gestire due poli, perché qui alla Petriana parliamo di due poli sportivi, è già una sfida importante per me e sono sicuro di portarla a termine”.

Sei qui da poco tempo, ma c’è qualcosa che più ti ha colpito dell’ambiente Petriana?
“Le persone che ne fanno parte. Noi abbiamo coniato l’hashtag #famigliagialloblu. Non è un caso, perché questa è veramente una famiglia. Ci sentiamo tutti i giorni, ci aiutiamo, ci confrontiamo, come è giusto che sia. Per cui aver trovato questo è un qualcosa che mi aiuta molto.
A livello caratteriale riesco a muovermi meglio, con più tranquillità, senza pressione, anche se magari nelle zone dove stiamo lavorando noi sicuramente la concorrenza c’è. Però il tutto senza una pressione legata troppo ai risultati o ad altro. Più che altro l’obiettivo e il modus operandi della Petriana è riuscire a creare una buona sinergia tra staff, ragazzi, genitori e tutto quello che ne fa parte”.

Per terminare ti chiedo di fare un saluto alla nostra famiglia gialloblu.
“Saluto tutta la famiglia gialloblu. Ci vediamo presto per gli open day e anche per l’inizio della scuola calcio. Quindi mi raccomando rimanere sintonizzati perché presto ci rivediamo in campo”.

Ufficio Stampa Petriana Calcio

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